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Il proprio Valore Aggiunto - Momento Forma

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scopri il tuo valore aggiunto

Capita spesso di leggere o sentirsi dire che la chiave del nostro successo siamo noi stessi.

È bello considerare l’idea che ciò sia vero, di avere effettivamente in mano gli strumenti che determinano il nostro successo, ma la questione principale è: sappiamo riconoscerli? E, una volta riconosciuti, sappiamo come utilizzarli?

Queste sono le vere chiavi.

Il fatto di essere al timone della propria nave, a dirla tutta, non è esattamente una grande scoperta.

Essere la chiave del proprio successo è un dato di fatto, e la spiegazione è più semplice del previsto: sei tu perché nessun’altro potrebbe mai esserlo al posto tuo.

Per questo è importante diventare il primo fan di noi stessi e, soprattutto, è fondamentale meritarselo.

Ci sentiamo spesso dire che dobbiamo puntare sul nostro valore aggiunto, sulla nostra unicità, ma nessuno ci ha mai detto come capire quale sia.

Molte persone seguono percorsi formativi e professionali molto coerenti e uniformi: c’è chi, ad esempio, durante le scuole secondarie capisce di avere una certa predisposizione per il disegno tecnico.

Quando è il momento di scegliere, decide di seguire il suo istinto e si iscrive all’istituto per geometri. Negli anni della scuola superiore, magari, non solo conferma la sua prima intuizione ma assapora il piacere di riuscire bene in quello che gli piace fare.

Continua il suo percorso nella facoltà di Architettura e una volta laureato inizia a lavorare in uno studio di architetti, poi nel tempo ne diventa socio e continua quel mestiere con piena soddisfazione e successo per anni.

La maggior parte di noi, però, non fa un percorso così lineare.

Individuare e seguire le proprie inclinazioni personali, le proprie attitudini, migliorarle e trasformarle in una professione di successo è un’impresa tutt’altro che semplice, spesso ci si arriva soltanto dopo molti tentativi, talvolta resta un miraggio.

Qual è quindi la regola per riuscire a capire cosa è giusto per noi?

La brutta notizia è che una regola probabilmente non esiste. Non c’è un metodo preciso e totalmente efficace per raggiungere direttamente lo scopo.

La buona notizia è che ci sono degli atteggiamenti che sicuramente ci aiutano nel percorso verso la consapevolezza della nostra unicità.

Anziché elencarli, li racchiudiamo in una breve storia.

Immaginiamo di incontrare un astronomo, alla ricerca della stella più brillante dell’universo. Un astronomo alle prime armi, in possesso solo di un cannocchiale e di una buona dose di curiosità, che ci chiede aiuto per trovare la sua stella.

Che consigli ci sentiremmo di dargli?

Il primo sarebbe forse quello di appoggiare il suo cannocchiale su una base stabile, da dove si possa vedere l’intera volta celeste, senza ostacoli o limiti alla sua visuale.

Il secondo potrebbe essere quello di non farsi prendere dalla fretta: la ricerca di una stella è una cosa che richiede cura e pazienza, se sarà affrettato probabilmente quella stella potrebbe passargli davanti agli occhi e rischierebbe di non riconoscerla.

Il terzo, magari, di non farsi distrarre troppo dai bagliori attorno a lui, perché è importante sapere che esistono altre sorgenti di luce, ma è fondamentale saper distinguere un satellite dalla propria stella.

Ancora, potremmo ricordargli che le stelle lontane brillano di una luce più fioca rispetto alle altre, e che quindi se la stella che cerca è molto intensa, probabilmente sarà più vicina di quanto crede.

Gli suggeriremmo poi di allontanarsi dal cannocchiale di tanto in tanto e di provare a guardare per un po’ il cielo ad occhio nudo, talvolta da una prospettiva più ampia si può focalizzare meglio la nostra attenzione.

Poi certamente ci appassioneremmo alla sua storia e ci siederemmo con lui aspettando il momento in cui troverà quello che cerca, perché condividere un percorso di crescita è sempre gratificante, e guardando attraverso quel cannocchiale, magari, anche noi troveremmo qualcosa che credevamo di aver perso.

Buona ricerca.

Claudio Fogolin

Diplomato all’Accademia del Teatro “A l’Avogaria” di Venezia nel ‘99, frequenta successivamente corsi di specializzazione ed approfondimento su tecniche vocali, Metodo Stanislavskij e improvvisazione. In Teatro viene diretto da registi come V. Zernitz, G. De Meo, S. Pagin, M. Artuso, G. Morassi, P. Brolati, M. Tudori, M. Esposito, ed altri. Interpreta vari ruoli in film per la TV e Spot pubblicitari, collaborando con Andrea e Antonio Frazzi, M. Pozzi, M. Simonetti, T. Wender, ha l’onore di condividere il set con il Maestro Mario Monicelli in “Come Quando Fuori Piove”. Ha lavorato tra gli altri con Massimo Ghini, Stefano Accorsi, Claudio Gioè, Alessandro Sampaoli, Sabrina Corabi, Claudia Pandolfi, Sabrina Ferilli, Sandra Mondaini, Raimondo Vianello. Attualmente abbina il lavoro di attore all’attività di formazione e consulenza. Si descrive così: “Nasco a Treviso il 19 Novembre del 1975 esattamente allo scoccare della mezzanotte di una notte di luna piena. Non serve aggiungere altro, la situazione sembra molto chiara fin dall’inizio. Sono un lupo mannaro. Al successivo plenilunio non mi spuntano né le zanne né il pelo, quindi capisco che evidentemente qualcosa è andato storto. Aspetto il prossimo plenilunio. Ancora niente. Tutt’ora quando mi accorgo che la luna è piena passo la lingua sui canini per controllare, e confido che un giorno qualcosa di eclatante succederà. A 15 anni decido che il mio percorso di uomo debba necessariamente passare attraverso le assi del palcoscenico. Cerco di fare in modo che il percorso passi preferibilmente “sopra” le assi, e non proprio attraverso. Riesco nel mio intento, almeno parzialmente. A 20 anni entro nel magnifico mondo bancario, ci resto per due anni, il tempo utile per capire che effettivamente non c’entra niente con me, almeno finché non mi sarò trasformato in lupo. Divento ufficialmente “Teatrante”, grazie alla pazienza dei miei insegnanti dell’Accademia del Teatro “Avogaria” di Venezia, e in parte al loro condiviso desiderio di non rivedermi mai più. Da quel giorno esercito il meraviglioso mestiere dell’Attore, abbinandolo ad un continuo esercizio psico-attitudinale ed autoironico, il commercio.”

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